Il covid si è portato via anche Fabio Brotto, mio insegnante di italiano e latino al liceo, una delle poche persone ad aver inciso in modo indelebile sulla mia visione del mondo. Uomo dalla cultura sterminata, nella sua vita Brotto era già stato colpito da amarezze di vario genere, ma ai miei occhi era sempre apparso saldo come un quercia, forte del suo sapere e della sua esperienza. Non l’ho più visto dopo gli anni del liceo, ma ho cominciato a seguirlo su facebook e sul suo blog, dove era molto attivo. Ogni volta che accadeva qualcosa, in Italia o nel mondo, ero curioso di conoscere il suo pensiero. Spesso non ero d’accordo, ma il più delle volte le sue parole mi offrivano una vista che diversamente non sarei stato in grado di aprirmi. La passione per la filosofia e il vissuto personale lo avevano portato in più occasioni a ragionare sulla morte, anche con noi, in classe. In questi giorni mi sono chiesto cosa avrebbe detto della sua. Mi duole non saperlo.
Mese: Aprile 2020
“Autunno tedesco”, Stig Dagerman
“Questa è la Germania, signor D., un cimitero bombardato”. Così nel 1946 un cittadino tedesco descrive il proprio Paese a Stig Dagerman, scrittore svedese inviato dal giornale Expressen per raccontare la situazione post-bellica nel vecchio Reich. Dagerman, all’epoca ventitreenne, realizza in poche settimane tredici articoli che verranno poi pubblicati a Stoccolma sotto l’emblematico titolo di Autunno tedesco (Tisk Höst). Un mondo di vinti e di emarginati popola le pagine di queste cronache, nelle quali viene esposto in modo lucido e conciso il dramma umano di un popolo afflitto dalla miseria, obbligato ad apprendere “l’arte di scendere in basso” per sbarcare il lunario. Se è vero che lo stesso disastro morale e materiale aveva colpito quasi tutti gli Stati europei, nel caso della Germania tutto ciò era visto come una giusta punizione, nella pretesa che il Paese imparasse dalla propria disgrazia. Si dimenticava però, come osserva Dagerman, che la fame e la guerra sono due pessime maestre: una pancia vuota non chiede democrazia, ma pane; le rovine e i figli caduti in battaglia non insegnano ad apprezzare la libertà, ma a convivere con la morte.
A scanso di equivoci, il discorso dell’autore (un convinto anarchico) non maschera simpatie per il regime passato, risultando piuttosto impregnato di una sincera compassione e di una genuina umanità. Il sottinteso legame che stringe le fila dei tredici articoli è una riflessione sulla sofferenza umana, che nella sua dimensione totalizzante conosce solo il presente, mettendo in secondo piano cause e colpe ed eliminando ogni orizzonte futuro. Secondo Dagerman, soltanto migliori condizioni di vita potevano consentire ai tedeschi di ragionare veramente sul proprio recente passato e di elaborare un avvenire che mettesse a proprio fondamento la democrazia.
Recentemente ristampato in Italia da Iperborea (2018), Autunno tedesco ricorda per certi versi la cosiddetta Trümmerliteratur (“letteratura delle macerie”), la quale, esattamente come il Neorealismo in Italia, si era diffusa in Germania per il bisogno di comunicare esperienze concrete vissute in anni drammatici, seguendo quel filo stretto che da sempre unisce la letteratura al dolore.
“A Trieste, mia città natale”, Giovanni Pistolato
Un vecchio taccuino e alcune carte inedite della polizia austriaca raccontano la storia di un uomo che per aver sfidato la censura fu costretto ad abbandonare la propria città.
Nella Trieste asburgica di metà Ottocento, un giovane scrittore di origini greche, Demetrio Livaditi, decise di fondare un giornale “che sotto il manto della letteratura tenesse desto il sentimento dell’italianità e della patria”.
La Ciarla uscì per poche decine di numeri, ma il tono dei suoi articoli allarmò le forze dell’ordine, che intervennero in più occasioni con multe, perquisizioni e sequestri. Le copie del giornale, fitte di allusioni contro Vienna, andarono a ruba da quando cominciò a scrivervi Leone Fortis, un estroso e irriverente letterato nativo della comunità ebraica triestina.
Con questo libro l’autore ripercorre la movimentata storia della Ciarla e del suo fondatore, riportando così alla luce una delle pagine più ingiustamente dimenticate del Risorgimento di Trieste.

Il volume “A Trieste, mia città natale” è disponibile al prestito presso le seguenti biblioteche:
- Biblioteca Sormani di Milano
- Biblioteca del Museo Civico del Risorgimento di Bologna
- Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze
- Biblioteca Universitaria di Padova
- Biblioteca del Museo Nazionale del Risorgimento di Torino
- Biblioteca Civica Attilio Hortis di Trieste
- Biblioteca dei Civici Musei di Storia ed Arte di Trieste
- Biblioteca dell’Archivio di Stato di Trieste
- Biblioteca Comunale di Treviso
- Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia
- Biblioteca Marciana di Venezia