Happiness happens

Nella lingua inglese il verbo (to) happen e il sostantivo happiness presentano curiosamente la stessa radice: -hap. A ben guardare, l’etimologia dei due termini è rivelatrice dell’indissolubile rapporto che lega il caso (ciò che succede, ciò che capita) alla felicità. A proposito di quest’ultima Arthur Schopenhauer ebbe modo di scrivere:

“Quando si trova davvero, di norma è intervenuta senza invito e senza essersi fatta annunciare, di propria iniziativa e sans façon; spesso scivola dentro furtivamente nelle occasioni meno importanti e più futili, nelle circostanze più ordinarie”.

Insomma, la felicità capita. Non solo cercarla può risultare infruttifero, ma paradossalmente può essere fonte d’infelicità. Come dire: cercare il fuoco e trovare l’acqua, o viceversa, come preferite.

Sentimento d’appartenenza

Viaggiare è un ottimo modo per comprendere come ciascuno di noi si senta parte non di una, ma di più terre o zone geografiche. Mi spiego meglio: se vado a Vicenza piuttosto che a Venezia, io che vivo e son nato a Treviso mi sento trevigiano. Invece, se parlo con un lombardo o un piemontese mi sento veneto, e ancora, se mi trovo a conversare con un pugliese o un siciliano mi sento settentrionale. Infine, se vado all’estero non mi sento né settentrionale, né veneto, né tanto meno trevigiano, ma italiano.

E’ assurdo dire “sono solo italiano e non settentrionale” oppure  “sono veneto e basta”: in realtà siamo tutte queste cose insieme, senza che l’una escluda l’altra. Ma solo viaggiando, o parlando con gente che viene da lontano, ce ne possiamo accorgere.