Coscienza

La coscienza è una cosa molto incerta. Certa gente infatti crede di ferire la propria coscienza calpestando due fili di paglia incrociati e c’è chi pensa, se non ha denaro e un altro ne ha troppo, di potersene prendere una parte con buona coscienza. Altri uomini, altre coscienze: perchè non tutti sanno così bene quanto lei, signor Dottore, che cos’è la coscienza.

Christopher St. Germain, Dialogo tra un dottore e uno studente di common law

Libertà e aspirazioni personali

Il concetto di libertà che ciascuno di noi possiede è inscindibile dalle aspirazioni personali.

Infatti, desiderare la libertà significa desiderare la rimozione di quegli ostacoli che ci impediscono di esprimere la nostra personalità nella maniera secondo noi più soddisfacente.

Tutti abbiamo un’ideale di vita che cerchiamo di raggiungere, e la libertà sta nella possibilità di raggiungere questo ideale. E dunque, come ognuno di noi persegue diversi obiettivi per la propria vita, allo stesso modo ognuno di noi possiede una differente concezione della libertà.

La libertà per un pastore sardo –ad esempio- sarà quella di poter portare le sue capre al pascolo. Togliete pure la libertà di informazione  e di pensiero al pastore sardo, e la cosa non gli interesserà minimamente, ma provate a togliergli i campi dove portar le capre al pascolo e vedrete che vi farà la guerra.

Ancora: alcuni troverebbero insopportabile la prospettiva di non poter esprimere il proprio pensiero politico a causa di un regime dispotico che glielo vieta. Costoro grideranno allo scandalo per le restrizioni della libertà di stampa e per le misure di sicurezza e le pene adottate contro gli oppositori del regime. Allo stesso tempo, altri individui che vivono nello stesso Paese non troveranno scandalose tale restrizioni, dal momento che nel loro ideale di vita ci sono necessariamente un buon lavoro, una famiglia, una casa e nient’altro. Poco importerebbe a quest’ultimo genere di persone se l’informazione fosse censurata o gli oppositori finissero in galera, perché la loro esistenza – come essi l’hanno concepita – non ne verrebbe assolutamente intaccata. Questo spiega l’inerzia di molti popoli di fronte alle odiose dittature che li opprimono: la maggior parte degli uomini aspira a poco.

L’albatro, Charles Baudelaire

Souvent, pour s’amuser, les hommes d’équipage
Prennent des albatros, vastes oiseaux des mers,
Qui suivent, indolents compagnons de voyage,
Le navire glissant sur les gouffres amers.

A peine les ont-ils déposés sur les planches,
Que ces rois de l’azur, maladroits et honteux,
Laissent piteusement leurs grandes ailes blanches
Comme des avirons traîner à côté d’eux.

Ce voyageur ailé, comme il est gauche et veule!
Lui, naguère si beau, qu’il est comique et laid!
L’un agace son bec avec un brûle-gueule,
L’autre mime, en boitant, l’infirme qui volait!

Le Poète est semblable au prince des nuées
Qui hante la tempête et se rit de l’archer;
Exilé sur le sol au milieu des huées,
Ses ailes de géant l’empêchent de marcher.

traduzione in italiano di Giovanni Raboni

Spesso, per divertirsi, i marinai
prendono degli
albatri, grandi uccelli di mare
che seguono, compagni indolenti di viaggio,
le navi in volo sugli
abissi amari.

L’hanno appena posato sulla tolda
e già
il re dell’azzurro, goffo e vergognoso,
pietosamente accanto a sé strascina
come fossero remi le
ali grandi e bianche.

Com’è fiacco e sinistro il viaggiatore alato!
E
comico e brutto, lui prima così bello!
Chi gli mette una pipa sotto il becco,
chi, zoppicando, fa il verso allo storpio che volava!

Il Poeta è come lui, principe dei nembi
che sta con l’uragano e ride degli arcieri;
fra le grida di scherno
esule in terra,
con le sue ali da gigante non riesce a camminare.

Israele non può essere diverso

Una terra per il popolo di esuli più illustre di sempre: un’idea romantica, non c’è dubbio, ma la tragica incompatibilità tra lo Stato d’Israele e il mondo arabo è sotto gli occhi di tutti.

In realtà, Israele non può essere diverso da com’è. Si tratta infatti di uno Stato che ingaggia quotidianamente una lotta per la sopravvivenza, e ciò è sufficiente a spiegare il sistema liberticida messo in piedi in questi decenni. Israele è come un tale che gira per strada armato, con la consapevolezza che molti vogliono la sua morte: spesso spara difendendosi legittimamente, ma ancor più spesso spara e uccide anche chi non voleva attentare alla sua vita. La paura e il pericolo inducono Israele ad azioni orribili, ma ripeto: ciò non può non accadere.

Non è e non potrà mai essere uno Stato normale e democratico quello Stato che è circondato da nemici e tiene al suo interno il tritolo che può farlo saltar per aria. Non esiste democrazia in guerra. Con queste considerazioni non intendo giustificare il comportamento dell’esercito israeliano, ma voglio piuttosto essere realista: chi crede che Israele possa esistere e garantire al contempo eguali libertà a ciascuno è un illuso. Delle due cose, o l’una o l’altra.