The Elements of Style è considerato tra i più validi libri di scrittura in commercio. La prima edizione risale al 1918, quando il professore universitario William Strunk jr decise di dotare i propri allievi di un agile manualetto che racchiudesse le principali regole di grammatica e di sintassi della lingua inglese. In breve tempo la fama del libro raggiunse tutti gli Stati Uniti e diversi scrittori americani lo presero come punto di riferimento per la stesura delle proprie opere. Considerato il suo successo, The Elements of Style approdò all’estero, finendo per essere tradotto anche in diversi Paesi non anglofoni, fra cui il nostro. L’edizione italiana pubblicata dalla Dino Audino Editore nel 2008 (e giunta oggi alla sesta ristampa) contiene i tagli, le integrazioni e gli adattamenti resi necessari da quelle parti del testo che si riferiscono unicamente alla lingua inglese (ad esempio, la costruzione del genitivo sassone). Nonostante le dovute modifiche, il libro ha mantenuto la sua ispirazione minimale: ai quattro capitoli originari, i curatori dell’edizione italiana hanno deciso di aggiungere solamente delle note esplicative e un’utile appendice intitolata Questioni di stile. Per il resto, l’opera si snoda in una prima parte dedicata alla grammatica (in particolare alla punteggiatura) e in una seconda parte che affronta le varie problematiche sottese alla composizione del periodo e all’uso delle forme verbali. Infine, l’autore affida a due capitoletti conclusivi la trattazione di alcune questioni di forma (come l’uso delle maiuscole, del corsivo, l’indicazione dei numerali, ecc…) e un elenco commentato di “parole ed espressioni spesso usate impropriamente”.
A proposito di questo libro, Stephen King scrisse: “La maggior parte dei libri sulla scrittura sono pieni di scemenze. Una rispettabile eccezione alla regola di cui sopra è The Elements of Style. Non ci sono scemenze in quel libro e, se ce ne sono, sono meno che veniali. Vi dico fin d’ora che tutti gli aspiranti scrittori dovrebbero leggere The Elements of Style”. Per quanto mi riguarda, ho letto con interesse le pagine di questo manualetto, trovandovi a più riprese delle indicazioni indubbiamente argute, che cercherò di tenere a mente per il futuro. Nel complesso, però, mi pare che il testo sia eccessivamente sintetico e che conservi un non so che di estraneo e quindi di inefficace per l’aspirante scrittore italiano. In altri termini, chi dovesse avvicinarsi a questo libro si attenda un valido sostegno per la scrittura, ma non quello strumento necessario o indispensabile che molti descrivono.
Mese: Febbraio 2018
“Prima comparsa di Fra Cappuccio”, Arnaldo Fusinato

“Son Fra Cappuccio (al secolo Frontino)/Quondam buon uomo, ed ora cappuccino“. Si presenta così Arnaldo Fusinato in una poesia inviata nell’aprile 1859 al giornale la Ciarla, periodico letterario triestino diretto dallo scrittore italo-greco Demetrio Livaditi. Vestendo i panni immaginari di un frate (come aveva già fatto per il Pungolo sotto lo pseudonimo di “Fra Fusina”), il poeta veneto mette in versi con tono scherzoso il suo appello alla libertà di stampa, contro le limitazioni imposte dal regime austriaco dell’epoca.
Non mancano inoltre le allusioni di stampo patriottico. Siamo a pochi giorni dallo scoppio della Seconda guerra d’indipendenza e Fusinato scrive: “…un cuore, come a voi, m’arde nel petto/che spera, come voi, ma spera e tace…”. Impossibile poi non notare il parallelo implicito tra la resurrezione di Cristo e il risorgimento dell’Italia contenuto nei seguenti versi: “E’ ver, son giorni di mestizia questi/Ma questi dì non dureranno eterni/Verrà la Pasqua a rallegrare i mesti/Chè Dio ne’ suoi voleri alti e supremi/Ha disposto che dopo la Passione/Venga la Pasqua di Resurrezione”.
A causa del suo pronunciato colore nazionale, pochi giorni dopo il giornale la Ciarla fu costretto a cessare le proprie pubblicazioni. Continue reading ““Prima comparsa di Fra Cappuccio”, Arnaldo Fusinato”