Esistono svariati motivi per tenere un diario personale dove annotare giorno per giorno le proprie esperienze e i propri pensieri. Al di là del piacere personale di poter ricostruire una propria memoria storica, la ragione principale che dovrebbe spingere ad adottare quest’abitudine è l’opportunità di avere una maggiore consapevolezza di se stessi. Purtroppo i ricordi – anche quando non svaniscono del tutto – hanno comunque qualcosa di corrotto e sbiadito; al contrario le parole scritte rimangono ed offrono una testimonianza diretta e veritiera del proprio passato. Mi è capitato spesso di rileggere alcune mie vecchie pagine di diario e di trovarvi fatti ed emozioni che avevo completamente rimosso o di cui conservavo un ricordo differente.
Se si vuole raggiungere una più alta coscienza di se stessi è fondamentale riconoscere come è mutato nel corso del tempo il nostro stato d’animo e sapere con quali sentimenti abbiamo vissuto determinate esperienze. Può essere uno stimolo per migliorarsi e maturare interiormente, evitando di commettere gli stessi errori in futuro.
Un diario è un eccellente strumento di indagine della propria personalità non solo quando lo si sfoglia indietro per rileggere vecchie pagine, ma anche mentre si scrive: infatti tradurre in parole scritte un’emozione o un’esperienza appena vissuta richiede un’attività di introspezione non indifferente, che ci costringe prima di tutto a chiarire con noi stessi quale particolare significato attribuiamo ai fatti della nostra vita.
Scrivere aiuta anche a sfogarsi. Se si è frustrati o insoddisfatti per qualche motivo, fermarsi qualche minuto per fissare i nostri sentimenti placa il malumore.
Qualcuno potrebbe obiettare che prendere nota di quello che si vive quotidianamente sia un esercizio poco utile per il fatto che oggettivamente la maggior parte delle giornate trascorre in modo molto simile, ma proprio quest’ultima circostanza può costituire in realtà un incentivo o a fare qualcosa di diverso ogni giorno o ad osservare più attentamente tanti piccoli particolari a cui solitamente non diamo un grande peso. Quindi sotto questo punto di vista la scrittura può addirittura servire da molla per trascorrere le giornate in modo meno banale, sia in senso attivo che contemplativo.
Non è necessario scrivere delle pagine in un italiano impeccabile (a meno che non si voglia farne un romanzo da pubblicare!). Personalmente rileggo più volte i miei scritti, anche a distanza di mesi, e correggo sempre quei passaggi dove trovo che un concetto non sia stato espresso in modo fluido. Tuttavia quello più che conta è che dalle parole scritte traspaia con sufficiente chiarezza il nostro vissuto. Errori di sintassi o di punteggiatura non influiscono sempre in modo decisivo in questo senso.
Meglio il vecchio diario cartaceo o un qualsiasi programma di scrittura sul computer? Ho sperimentato entrambi, ma da tempo per ragioni di praticità salvo le mie riflessioni su un file (curando comunque di stamparle periodicamente per non correre il rischio di perdere mesi di annotazioni). La scrittura a mano è più impegnativa, anche perché quando si impugna una penna si cerca sempre di non sbagliare per non dover poi correggere errori o fare “potacci”. Questo problema al computer non esiste. E’ tutto molto più immediato. Senza contare che la privacy normalmente desiderata per questo genere di scritti è più efficacemente tutelata da una password piuttosto che da nascondigli più o meno ingegnosi e scomodi in giro per la casa. Sento però di dover spezzare una lancia a favore del cartaceo laddove quest’ultimo permette a differenza di un qualsiasi file di vedere frasi cancellate e prime stesure, che a modo loro offrono un quadro ancora più completo sul pensiero o l’esperienza raccontata.

Sinceramente io preferisco il formato cartaceo, lo trovo più intimo e soprattutto più vero e più mio…
Indubbiamente lo è.
Senza contare che sul diario di cartone di quand’ero piccola ho ritrovato lacrime, petali di fiori e profumi che un file purtroppo non può contenere…almeno per ora!!!
Ho provato, ma la difficoltà maggiore é stato trovare il tempo di sedermi e prendermi del tempo a scrivere. Ogni volta che tentavo di essere conciso mi sembrava di tralasciare dettagli e considerazioni importanti che avrebbero frainteso le reali intenzioni. Però sinceramente mi hai fatto venire di nuovo voglia di riprovarci 🙂
Il tempo è l’ostacolo maggiore anche per me.
assolutamente vera ogni proposizione…
troppo pigro per tenere un diario di bordo dettagliato, assolvo egregiamente direttamente con il blog. Analizzare l’evento o l’emozione significativi del momento per poi sintetizzarli, criptarli e tradurli in qualcosa di generale e pubblicamente fruibile, lo trovo un gran bel modo per capire e conoscere non solo me stesso, ma anche la relazione di me stesso con la realtà.
Un saluto
tenere un diario periodicamente è un modo di vedersi intimamente come si è cambiati durante momenti brevi o lunghi della propria vita. Concordo con te in pieno .
Da qualche parte ho ancora il mio, in un cassetto, dovrei ridargli un po’ di aggiornamenti mi sa…
Io un tempo scrivevo lettere che non imbucavo mai. Che le scrivessi a me stessa? In fondo la destinataria sono stata io, quando le ho ritrovate. Per un breve periodo ho annotato spezzoni della mia vita su una minuscola agenda, ero ancora adolescente, poi ho smesso. È proprio vero, diari e simili sono una lente di ingrandimento sul nostro io. Rileggendo le mie cose, io ho scoperto che col trascorrere del tempo non sono molto cambiata, casomai a tratti mi sono allontanata da me stessa, poi mi sono ritrovata…
Pure io pochi anni fa ero passata dal diario cartaceo a scrivere lettere, che addirittura sigillavo in una busta chiusa, e datata, riposta poi in ordine cronologico in quello che mi piace definire “la scatola dei ricordi”. E quante lacrime e bei ricordi al momento che le ho aperte e lette (e rilette). E non solo ci si accorge di come cambiamo noi, ma ho notato che è cambiato molto anche lo stile, e il modo, della mia stessa scrittura, in base a ciò di cui scrivo.
Ora come succede un po’ a tutti il tempo scarseggia, e la comodità di essere per la maggior parte del tempo a computer mi permette di riuscire a scrivere nel blog o comunque su file.
Ma concordo su tutto, e pure con coloro che hanno lasciato splendidi commenti. 🙂
Si scrive per camuffare o vestire di sé l’altra scrittura, quella che ci portiamo dentro, quella che non lascia spazio a svolazzi sintattici e che non degna nessuno di benevolenze temporali.
Qualche tempo fa ho sfogliato i miei vecchi diari, quanti ricordi che avevo rimosso sono tornati alla luce. Ci sono carte di caramelle, cannucce, biglietti del cinema. Uno strumento che amo e che non abbandonerò mai.
Ci ho dovuto riflettere. L’argomento, giustamente, prende tutti perché, in forme diverse, il diario è una esperienza che tutti condividono. Quando ero ragazzina era ritenuto, tuttavia, uno strumento per ragazze; i maschi non ammettevano di tenerne uno. Poi mi sono resa conto del fatto, anomalo, credo, di non aver mai tenuto un diario da ragazzina (il problema, credo sia stata proprio la ‘privacy’. Avevo una bravissima mamma casalinga che puliva dappertutto, ma proprio dappertutto; tenevo praticamente in tasca le mie poesie).
Il diario adulto è altra cosa, almeno per me. Non racconta proprio la vita, i giorni. E’, per lo più, una raccolta di riflessioni. Si intensifica e si trascura. Naturalmente cartaceo, da scrivere con la penna stilografica, moleskine neri impilati.
Leggendo mi sono detta “ora mi compro un bel diario e riprendo a scrivere…”.
Ho sperimentato sia il cartaceo sia il foglio Word, da anni, per svariati motivi, ho smesso, ma credo sia giusto ricominciare. Grazie!
Sono assolutamente d’accordo con te.
Il viaggio introspettivo che si compie durante la scrittura dei propri pensieri è qualcosa di veramente eccezionale perché raggiungere la piena consapevolezza di sé è la vera difficoltà da saper gestire ed affrontare.
I diari sono dei validi alleati. Li preferisco alla lunga alla nuova tecnologia digitale.
Bell’articolo! Complimenti!
Ciao 🙂
Ho scritto il mio diario per tanti anni, su vari supporti, ho interrotto per 4 o 5 anni e ho ripreso l’anno scorso.
Quando scrivo per me non penso alla forma e all’estetica: lo faccio soprattutto per srotolare i miei pensieri, sensazioni ed emozioni, per dargli un ordine e una forma fisica, forse anche per questo adesso preferisco il supporto cartaceo: buttare inchiostro vero su una pagina, con la propria grafia, è come buttare fuori la propria interiorità a livello materiale, tangibile.
Non rileggo quasi mai quello che scrivo. Anzi si può dire che tengo un diario per separarmi dal tempo passato, per esternare in tempo utile quello che penso e sento, elaborarlo nel tempo giusto e poi archiviarlo per lasciare spazio alle cose nuove. In ogni caso rimane un esercizio di scrittura, fa sempre bene a uno scrittore.